con appartamento su unico piano e mansarda

Via S. Carlo, 24024 Gandino BG, Italia
Vendita 190.000,00€ - Villa bifamiliare
C1532 4 Camere da letto 2 Bagni

con appartamento su unico  piano e mansarda

PORZIONE DI VILLA BIFAMILIARE COMPLETAMENTE INDIPENDENTE CON ACCESSI CARRALE E PEDONALE PRIVATI, COMPOSTA DA:

A PIANO RIALZATO APPARTAMENTO MQ. 104 COMPOSTO DA INGRESSO, SOGGIORNO, CUCINA, 3 CAMERE, BAGNO, BALCONE;

AL PRIMO PIANO MANSARDA MQ. 64 CON POSSIBILITA’ DI RENDERLA INDIPENDENTE, COMPLETAMENTE RISTRUTTURATA CON TRAVI IN LEGNO A VISTA, COMPOSTA DA SOGGIORNO CON ANGOLO COTTURA, GRANDE CAMERA MATRIMONIALE, BAGNO, TERRAZZO VIVIBILE MQ. 15;

A PIANO SEMINTERRATO MQ. 80 CON LOCALI SGOMBERO, CANTINA, LAVANDERIA CON POSSIBILITA’ DI RICAVARE APERTURA PER AUTORIMESSA DOPPIA IN LARGHEZZA

GIARDINO PER LA MAGGIOR PARTE SU UN LATO DI CIRCA MQ. 200 (rif. C1532)

classe g ipe 290,70 kWh/mqa

TETTO, CANALI, PLUVIALI, RECINZIONE D’INGRESSO E CANCELLI CARRALE E PEDONALE COMPLETAMENTE RIFATTI

PREZZO APPENA RIBASSATO

p.i. Luciano caroli 335 – 68.600.17

LA STORIA DALL’UNITA’ D’ITALIA

In seguito all’unità d’Italia si ebbe un elevato incremento della produzione industriale, situazione che vide il proprio apice tra il termine del XIX secolo e l’inizio del XX. Alcune industrie si svilupparono notevolmente, tra cui quelle gestite dalle famiglie Radici e Testa, tra i primi ad utilizzare l’energia elettrica ricavata dal corso del torrente Romna.

In ambito amministrativo, nel 1927 il regime fascista, perseguendo una politica volta ad accorpare i centri più piccoli in favore di quelli con dimensioni maggiori, aggregò il comune di Barzizza a Gandino, che assunse quindi l’aspetto amministrativo attuale.

Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell’occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, trovarono rifugio a Gandino diverse famiglie di profughi ebrei stranieri (una sessantina circa) giunte in zona, in regime di domicilio coatto, già nel periodo precedente all’8 settembre 1943. Le persone coinvolte nel soccorso furono molteplici, talora agendo in modo concatenato, l’una sostituendosi alla precedente. Nonostante la zona fosse soggetta a continui rastrellamenti, la rete di protezione si dimostrò efficace ad impedire la deportazione. Come ringraziamento del generoso trattamento ricevuto, il 25 aprile 1948 un gruppo di ebrei ricoverati a Gandino durante la guerra presentò al Comune una pergamena. Molti di essi mantennero fraterni contatti con gli abitanti di Gandino. Il 9 agosto 2004, l’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito l’alta onorificenza di giusti tra le nazioni a Vincenzo Rudelli, Giovanni Servalli e ai coniugi Francesco Lorenzo e Maria Chiara Nodari e Bortolo e Battistina Ongaro.[7].

Contestualmente, dopo la caduta del regime, nella val Gandino nacquero numerosi nuclei di persone che cercarono di contrastare i soprusi dei nazi-fascisti ancora imperanti nella zona. Tra questi gruppi di partigiani, che agirono a lungo sui monti limitrofi, ottimi luoghi sia di rifugio che di avvistamento sulle valli Camonica, Seriana, Borlezza e Cavallina, si segnalò la banda comandata da Giovanni Brasi e Giorgio Paglia, che pose il proprio quartier generale presso la Malga Lunga, posta sul confine tra Gandino e Sovere, poco più a monte della località di Valpiana. Le iniziali scaramucce si trasformarono in veri e propri combattimenti, che videro soccombere proprio i partigiani, catturati e condotti alla fucilazione presso Lovere. Quegli eventi sono ricordati proprio presso la Malga Lunga, presso la quale è stato istituito un museo sulla resistenza.

Dopo il passaggio dalla monarchia alla repubblica, avvenuto nel 1946 con un referendum, che a Gandino vide la vittoria di misura dei repubblicani (1.422 contro 1.309), nella seconda parte del XX secolo nel paese le realtà legate all’industria tessile subirono una flessione, venendo affiancate e sostituite da attività operanti nei settori meccanico e meccano-tessile, ambito nel quale ebbe uno sviluppo internazionale il gruppo Radici, di proprietà dell’omonima famiglia. Il rallentamento dell’industria laniera provocò il passaggio della leadership industriale della val Gandino al vicino comune di Leffe. A Gandino è presente un importante Museo storico di artigianato tessile regionale.[8]

Altro settore che vide una notevole espansione fu il turismo: nel 1951 fu inaugurata la funivia che permetteva di raggiungere il monte Farno, con una corsa di 2.300 metri, che la rendevano la più lunga della Lombardia. Questa fu dismessa nel 1976 in seguito all’apertura della strada carrabile che diede un ulteriore impulso alla frequentazione della zona in questione.

 

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